Oggi vorrei...

Posted by Miss Cici on giovedì 18 novembre 2010. Filed under: , , ,
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Oggi piove.
Il cielo grigio e l'aria sempre più fredda ci avvisano che l'inverno sta per arrivare.
Oggi ho sonno, perché ho trascorso le ultime notti con mia sorella, sveglie fino a tardi, chiaccherando (con il vicino di casa che bussava contro la parete), ridendo, bevendo camomilla nelle tazze gialle, guardando telefilm pieni di vampiri.
Oggi sono felice, perchè ho trascorso 5 giorni bellissimi con la mia sorellina e non succedeva da troppo tempo.
Oggi sono commossa, perché ho avuto la prova che il tempo, la vita, gli eventi, possono cambiare molte cose, ma non tutte. L'amicizia tra due sorelle è intoccabile.
Oggi sono triste, perché mia sorella è salita su un treno ed è andata via.


Oggi vorrei solo stare a casa, sul divano, con una copertina sulla gambe a guardare vecchi film.
Vorrei mangiare macarons guardando "Marie Antoinette".
Vorrei mettere lo smalto nuovo di Chanel.
Vorrei pensare al Natale che sta per arrivare.
Leggere un libro in inglese.
Guardare Gossip Girl e commentarlo con le mie amiche.
Mettere in ordine il guardaroba cantando "Paparazzi" a squarciagola.


Oggi vorrei che mia sorella fosse ancora a casa quando questa sera tornerò.


Ah, piuttosto. Io sono figlia unica.
Ma ho avuto la fortuna di incontrare un'amica che è come una sorella.

Put your paws up! - The Monster Ball Tour 2010

Posted by Miss Cici on mercoledì 10 novembre 2010. Filed under: , , , , , ,
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"You don't leave the concert loving me more, but you leave the concert loving yourself more." Lady Gaga

Era il 1987 quando dal palco dello Stadio Comunale di Torino Madonna urlò:

"Ciao Italia! Ciao Torino! Ciao everybody!
Per favore non spingete, ok?
Siete pronti? Siete caldi? Bene, ànchio!
Siete già caldi? Bene, ànchio!
Allora, andiamo!"


Avevo 8 anni e guardavo il concerto in televisione seduta nella vecchia cucina di mia nonna, incantata davanti a quelle immagini, mentre il resto della famiglia cenava riunita in sala.
In un certo senso, quello fu il primo concerto della mia vita.
Per la prima volta scoprii quale evento si poteva mettere in piedi su un palco.
Per la prima volta vidi una star.
Per tutto il tempo non ho fatto altro che pensare: "E' bravissima! Da grande voglio farlo ànchio!"
 Da grande ho fatto tutt'altro.
Il lavoro più creativo che ho potuto, questo si. Ma mi rendo conto che la realtà si allontana tanto dai sogni di un tempo.
Anche la cucina di mia nonna non è più quella di un tempo.
La televisione ora è ultra piatta e i colori sullo schermo sono molto migliorati.
I mobili sono nuovi, bianchi e lucidissimi.
Solo il vecchio tavolo è rimasto sempre lo stesso. Sempre allo stesso posto, domina il centro della stanza come un monolite.

Lo Stadio Comunale di Torino, nel frattempo, è stato ristrutturato in occasione delle Olimpiadi invernali del 2006, e al suo fianco è stato costruito il futuristico Palaolimpico, meglio noto come PalaIsozaki dal nome del suo progettista.
E proprio lì, nello stadio del futuro, accanto a quello del passato, ieri sera è sbarcata la Haus of Gaga. In testa lei: Lady Gaga. A Torino. Anchelei.
Non è stato un concerto, è stato uno spettacolo, nel senso letterale del termine. Una rappresentazione in 4 atti: Subway, City, Forest e Monster Ball.
Lady Gaga ha sfoggiato improbabili e bellissimi abiti disegnati per lei da Giorgio Armani, da tempo collaboratore dello staff creativo della Haus of Gaga.
Meraviglioso il living dress di Hussein Chalayan. Un abito vivo, che si muoveva e si plasmava sul corpo dell'artista, esplodendo, infine, in due grande ali argentate.
Lady Gaga ha cantato con una potenza vocale che non credevo possedesse.
Ha suonato un pianoforte infuocato.
E' stata divorata da un branco di mostri, ed è risorta coperta di sangue.
Ha strappato il cuore di una ballerina.
Ne ha divorato un altro in uno dei tanti "interludes", video proiettati durante i cambi d'abito e di scenografia.
Ha lottato contro il temibile Fame Monster cantando Paparazzi, e lo ha messo in fuga con il suo reggiseno lanciafiamme.
E ha parlato ininterrottamente con i suoi "piccoli mostri", come ha chiamato per tutto il tempo i suoi fans. Questa è la cosa che mi ha stupito di più. Perché se mi aspettavo gli abiti esagerati, le coreografie e le scenografie, non mi aspettavo che Lady Gaga fosse una simpatica chiaccherona.
Non avevo mai visto nessuno, durante un concerto, parlare tanto con il proprio pubblico.
Non ha provato a parlare in italiano, confessando candidamente: "Non parlo italiano, ma cucino italiano come una fottuta signora!".
Ha raccontato della sua famiglia, dei nonni italiani, e di quando a scuola le biondissime ragazzine americane, dai capelli luminosi e liscissimi, la prendevano in giro per i suoi capelli neri e crespi ("my italian curly hair"). Cercavano di farla sentire inadeguata. Ma lei ha sempre pensato: "Ok, ma io un giorno sarò una dannata rockstar."
Ha raccontato di come di recente tutti le facciano notare che è ingrassata, e di quanto poco la cosa le interessi, perchè sua nonna le ha sempre detto che una vera donna non è tale se non ha un bel sedere e delle curve.
Lei se ne frega. Se ne fregava allora e continua a farlo oggi.
Perché ora è quella dannata rockstar che prometteva di diventare.
Oltre gli eccessi, del vestito fatto di bistecche, delle acconciature improbabili, degli abiti al limite del trash, ieri sera sul palco c'era un'artista che ha recitato, ballato, cantato (bene), suonato. Ha scritto musiche e testi. Ha collaborato alla creazione di ogni singolo pezzo dello spettacolo, dagli abiti alle scenografie.
E ha dispensato "consigli di vita".
"Stasera, quando uscirete di qui, voglio che ne usciate amando un po' di più voi stessi. Rifiutando chi vi ha fatto sentire esclusi, fuori dal gruppo o non abbastanza carini. Perché in ognuno di voi c'è una dannata rockstar."

Di una cosa pare non riuscire davvero a fregarsene.
Di quel trono che vuole conquistare.
Quasi mi aspettavo che sul palco esordisse con un: "Siete caldi? Bene, ànchio!".

Dite che il trono inizia a scricchiolare?
Io dico che la sfolgorante, bravissima Lady Gaga è come la bellissima televisione al plasma di mia nonna. Suoni perfetti e colori sfavillanti. E' un vero piacere guardarla.
Ma Madonna è quel dannato tavolo, che da quella cucina non uscirà mai.

Tights

Posted by Miss Cici on mercoledì 3 novembre 2010. Filed under:
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C'è chi le ama e chi proprio non le sopporta.
Chi adora l'estate perché può finalmente liberarsene, e chi non può farne a meno anche nei mesi più caldi.
Qualcuno le preferisce semplici, tinta unita, preferibilmente scure.
Altri si divertono a osare con colori e fantasie.
Possono essere in seta, lana e microfibra.
Talvolta sono indispensabili, altre un puro vezzo.
Stiamo parlando di calze. E l'inverno è la loro stagione d'oro.

Gucci A/W 2010-2011

Prada A/W 2010-2011


Wolford A/W 2010-2011


Calzedonia A/W 2010-2011

A selection from Topshop

Se poi volete rendere omaggio alla vostra città preferita, potete scegliere tra Londra, Parigi, New York e Los Angeles, come suggerito dallo stilista Henry Holland e la sua House of Holland in collaborazione con il marchio Pretty Polly.
Potete acquistare queste e molte altre sul sito specializzato MyTights.

Romantiche per Urban Outfitters

Il libro del mese: Ottobre

Posted by Miss Cici on martedì 2 novembre 2010. Filed under:
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fairy tales.

"Mangia prega ama", Elizabeth Gilbert
Ho letto questo libro dopo aver visto il film.
Normalmente cerco di fare il contrario, per non privarmi del piacere di scoprire una storia pagina dopo pagina.
Ma questo libro e questo film sono una storia a parte.
Questa storia ha inizio molto prima che la pellicola uscisse nelle sale italiane, e ancor prima che il libro comparisse nella mia libreria.
Questa storia inizia a New York, nel caldo mese di Agosto dell'anno 2010.
Stavo bevendo una birra ghiacciata dopo aver calpestato anche quel giorno chilometri e chilometri di bollente asfalto newyorchese.
Mio padre sedeva accanto a me, chiaccherando al cellulare con mia madre per il puntuale resoconto della giornata.
Ci attendeva una bella cena e qualche bicchiere di vino prima che la nostra giornata finisse.
Ma prima di dare il via ai preparativi per la cena, ci stavamo concedendo il nostro quotidiano aperitivo nel cortile del New York Palace.
La cameriera, una ragazza gentile e solare, ci chiese se desideravamo ancora qualcosa e poi, in uno slancio di confidenza, ci chiese da dove venivamo. Di lì a poco stavamo chiaccherando come se ci conoscessimo da anni.
Come molte altre persone conosciute a New York, anche lei si dichiarò innamoratissima dell'Italia. Solo l'anno prima aveva trascorso svariati mesi visitando il nostro Paese ed era rimasta incantata da Roma, Siena, Volterra,...
Mi raccontò di aver cercato di ripercorrere le stesse tappe compiute dalla scrittrice di un libro che le aveva cambiato la vita: "Mangia Prega Ama".
"I think you've to read it. It could change your life too." decretò scrutandomi. "Promise me!" concluse sorridente.
Come non promettere? 
Promisi che lo avrei letto senz'altro.
Ma non ero affatto convinta che avrebbe potuto cambiare anche la mia vita.
Accarezzai l'idea di comprarlo lì a New York, come ricordo del viaggio e di quella promessa. Ma alla fine mi lasciai scoraggiare dalla mole di pagine.
Nei giorni successivi mi ritrovai spesso a chiaccherare con questa adorabile ragazza (di cui non ho mai capito il nome dal suono irripetibile) e alla fine della nostra vacanza, venne a salutarci dicendoci che avrebbe sentito la nostra mancanza e che sperava che un giorno ci saremmo nuovamente incontrati. So che queste cose siam bravi a dirle tutti, anche quando non le pensiamo, ma io sentivo che lei era davvero sincera e ci stava parlando con il cuore. Lo si leggeva nei suoi occhi e nel tono della sua voce.
Forse sono un'ingenua, ma ho un ricordo bellissimo di questa ragazza che sprizzava positività da tutti i pori. E' stata un'amicizia breve, ma che indubbiamente ha lasciato qualcosa.
Persone così sono davvero rare, e incontrarle è sempre un piccolo dono.
Tornata in Italia, sono andata a vedere il film, nonostante le critiche ricevute.
A me è piaciuto. Non è certo il film più bello che io abbia mai visto, ma mi ha fatto trascorrere qualche ora piacevole.
Poi ho comprato il libro, perchè tutti dicevano che era più bello del film, e perché l'avevo promesso.
Come alcuni di voi sapranno, il libro è diviso in 3 parti, che narrano rispettivamente i 3 paesi in cui la scrittrice ha viaggiato alla ricerca di sè, di Dio, della propria vita.
La prima parte è ambientata in Italia. Carina, divertente... Non ha cambiato la mia vita.
La terza in Indonesia. Bei posti, racconto piacevole. La mia vita è rimasta inalterata.
La seconda è ambientata in India. Interessante. Non conoscevo come si vivesse in un ashram e in cosa effettivamente consistessero le pratiche spirituali, di meditazione e di yoga. E poi in una pagina ho trovato una frase. Una frase che mi ha aperto gli occhi su un problema irrisolto, che ho finalmente visto sotto un'altra prospettiva, forse quella giusta.
E sapete cosa vi dico? Credo di averlo risolto!
Non sono una persona religiosa, non credo nella Chiesa, nel Destino, nel Fato o come lo volete chiamare.
Sono piuttosto una scettica e alle volte un po' troppo cinica.
Ma sono una persona che mantiene sempre le promesse. E ancora una volta ho fatto bene a farlo.

"Il dio delle piccole cose", Roy Arundhati
Questo libro mi è stato consigliato dalla mia mamma.
Vi dico la verità, non volevo leggerlo. Il titolo mi sapeva di "solito libro sull'India, molto profondo, molto triste, che molto fa riflettere".
E così è stato.
Ovviamente, è anche "molto pieno di descrizioni, molto pieno di metafore sulla vita, molto pieno di frasi che solo chi le ha scritte le ha capite". In altre parole: molto noioso. E molto indiano.
Riconosco, però, che sono io a non amare questo genere di libri. So che a molti, invece, piacciono. Forse son quel tipo di libri che o li si ama o li si odia.
Non sono una fan della scrittura "barocca".
Sono per lo stile semplice e diretto. Che evidentemente si addice poco alle storie ambientate in India. Chissà poi perché...

"Semiotica, pub e altri piaceri", Alexander McCall Smith
Ed eccolo qui lo stile che piace a me.
Tagliente, ironico, diretto, veloce.
Io adoro Alexander McCall Smith! La sua Edimburgo, i suoi personaggi.
E adoro la sua serie di romanzi ambientati in 44, Scotland Yard.
Questo è il secondo libro della serie, che vi consiglio vivamente di leggere.
Ovviamente, è il vincitore di questo mese!

Piccola osservazione... Chissà per quale oscura ragione quando devo parlar bene di un libro, mi mancano le parole. Quando devo "dirne male" ne trovo mille!
E' forse perché muovere una critica è più facile che fare un complimento?
Esistono più parole negative che parole positive?
Sono io che ho un brutto carattere?
Molto probabile...

"Juliette has a gun" e altre buone abitudini

Posted by Miss Cici on lunedì 25 ottobre 2010. Filed under: , , ,
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Mia madre non uscirebbe mai di casa senza queste 3 cose:
1. rossetto
2. orecchini
3. profumo
Ha cercato di tramandare anche a me, la sua unica figlia femmina, queste buone abitudini.
Ma temo di averla un po' delusa.
Con il rossetto ho sempre avuto un rapporto di odio-amore.
E' un oggetto che di per sè mi piace molto.
Il gesto di mettere il rossetto credo sia tra i più femminili che si possano immaginare.
Ma io non sono mai riuscita a trovare quello che mi stesse veramente bene.
Non ho labbra particolarmente carnose, in particolar modo il labbro superiore è un po' troppo sottile per i miei gusti, e la mia carnagione olivastra mi ha sempre creato non pochi problemi nella scelta del colore giusto.
Sogno di poter mettere un bel rossetto rosso fuoco ma, ahimè, non dona affatto al mio incarnato e fa sembrare le mie labbra ancora più sottili.
Mia madre, bionda, bellissimi occhi verdi e labbra carnose (no, non sono stata adottata se ve lo state chiedendo. Semplicemente, somiglio come una goccia d'acqua a mio padre. Quando si dice la sfiga...), indossa sempre, in qualunque stagione, al mattino e di sera, rossetti dai colori brillanti, arancio, rosso, fucsia. Su di lei il risultato è favoloso!
Non s'è mai rassegnata al fatto che a me stessero malissimo.
Dopo quasi 20 anni di ricerca ho trovato un rossetto che sembra starmi bene: Rouge Coco Mademoiselle - n.5 di Chanel. Mia madre è un po' più contenta. Peccato che non sempre ricordo di metterlo...



Gli orecchini sono un'altra annosa questione tra me e mia madre.
Non ho nulla contro questi accessori, ne possiedo diversi e spesso li indosso.
Di sicuro non sono il mio accessorio "distintivo". Non vedrete mai mia madre senza orecchini, come non vedrete mai me senza le mie collane. Ne ho alcune a cui sono particolarmente legata, le porto tutte insieme, tutti i giorni. Senza sento che manca un pezzo importante. Al mio collo non mancano mai: i 2 cuoricini in oro bianco che mi ha regalato mamma, il cuore che mi ha regalato la mia amica Cri quando mi son trasferita a Torino, la nuova chiave di Tiffany che mi ha regalato S, come dono alla sua testimone di nozze.
Oggetto di discussione tra me e la mia amata mamma non è tanto l'orecchino in sè, quanto le sue dimensioni.
A me piacciono piccolini e discreti. Pendenti e non, ma mai troppo grandi.
Mia madre li predilige enormi e molto colorati, preferibilmente nei toni del verde e del turchese. E' una fan di marche come Réminiscence e Les gens du Sud.
In uno dei miei primissimi post parlavo di lei come di "gypsetter", definizione che le calza a pennello.



Sabato eravamo in giro a fare shopping e alla fine è riuscita a convincermi: ho comprato un paio di orecchini enormi e bellissimi. Peccato avessi difficoltà a girare la testa e dopo poco le orecchie indolenzite. E' inutile, non mi abituerò mai a questi lampadari.

Infine, il profumo.
Questo è l'unico punto su cui mia madre e io ci siam sempre trovate d'accordo.
Prima di varcare la porta di casa ogni mattina è d'obbligo una spruzzatina di profumo.
Chiaramente abbiamo gusti molto diversi.
Da ragazzina non sopportavo i profumi troppo forti e troppo dolci. Mi causavano un feroce mal di testa non appena raggiungevano il mio naso. Entrare nelle profumerie, così "impregnate" di svariate tipologie di profumi, era una vera tortura per me. Ne uscivo puntualmente nauseata e con cerchio alla testa.
Per molti anni i soli profumi che sia riuscita ad indossare, senza star male, sono stati "Ck One" e "Acqua di Giò", rigorosamente da uomo.
Poi negli anni sono diventata meno sensibile e ho potuto finalmente iniziare a sperimentare.
Sul mio comò sono allineate numerose bottiglie di profumo, alcune legate alle stagioni, altre agli stati d'animo.
In estate, ad esempio, uso quasi esclusivamente "Daisy" di Marc Jacobs, fresco e leggero.
Altro profumo associato alla stagione estiva è "Little Italy" di Bond n°9, dalle pungenti note di mandarino. 


In inverno mi sbizzarisco di più. Il freddo mi dà voglia di profumi che mi avvolgano, che mi diano una sensazione di calore. Per qualche oscuro motivo durante questo periodo dell'anno mi faccio molto guidare dall'umore nella scelta quotidiana del profumo da indossare, mentre in estate è semplicemente un gesto automatico e poco pensato.
Una delle mie linee di profumi preferite è la francese Annick Goutal, di cui uso le fragranze "Songes", molto intenso, e "Petite Chérie", più fresca e spiritosa, creata appositamente da Madame Goutal, una bellissima signora francese, per sua figlia e a me donata da mia madre.
Vi consiglio di visitare il sito, molto bello, per avere un'idea della quantità di prodotti offerti da Annick Goutal.


Un profumo a cui sono particolarmente affezionata è "Do Son" di Diptyque.
Il motivo è molto semplice: è il profumo che usato mia madre. Così quando ho nostalgia di casa, basta spruzzare un po' di "Do Son" e i chilometri che mi separano dalla mia famiglia si accorciano un pochino.
Tra l'altro è uno dei profumi più buoni che io conosca.
Pensate che sfortuna se il profumo usato da mia madre fosse stato qualcosa di insopportabilmente puzzolente!



Altri due profumi legati alla stagione invernale sono "Chinatown" di Bond n°9 e "La rue de la fortune" di D&G.
Entrambi mi sono stati regalati, entrambi sanno un po' troppo di vaniglia per i miei gusti. Mi piacciono solo se li metto una volta al mese e l'umore è quello giusto.


Infine, l'ultimo arrivato: "Juliette has a gun".
Lo corteggiavo da tempo, da quando rimasi folgorata dal nome e dalla confezione.
Sabato ho finalmente acquistato la fragranza "Miss Charming", decisa e pungente.
La celebre eroina di Shakespeare finalmente si arma di coraggio, e non solo. Ma state tranquilli, la pistola non è altro che la metafora del profumo, da sempre arma di seduzione femminile.
Il suo creatore è un giovanissimo profumiere di soli 31 anni, Romano Ricci, che realizza le prime due fragranze del brand, "Miss Charming" e "Lady Vengeance" in collaborazione con Francis Kurkdjian ("Le male de Jean Paul Gaultier", "Narcisso Rodriguez",...). Le successive tre sono, invece, frutto del suo solo ingegno: "Citizen Queen", "Midnight Oud" e "Calamity J.". Consigliatissima una visita al sito.
Il motto della nuova Juliette è: "Life is too short, and pleasures too many".
Sono molto contenta del mio "energico" acquisto. Sono certa che mi darà la carica giusta per affrontare l'inverno.


Girls at the window

Posted by Miss Cici on mercoledì 20 ottobre 2010. Filed under: , , ,
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Anne Hathaway in "The Devil wears Prada"

Scarlett Johansson in "Lost in Translation"

Charlotte Gainsbourg photographed by Kurt Iswarienko

Hayley Williams for Nylon July 2010

Melanie Laurent in "Inglourious Basterds"

Inspiration of the day: Nylon Magazine - April 2008

Posted by Miss Cici on lunedì 18 ottobre 2010. Filed under: ,
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April 2008 - photos by Guy Aroch










Oggi mi sono innamorata di questo vecchio servizio di Nylon, risalente ad Aprile 2008.
Chloë Sevigny, Clemence Posey e Anja Rubik, testimonials del profumo Chloé, sono state immortalate dall'obiettivo di Guy Aroch.